No, non stiamo giocando ad un gioco a premi ! E no, non sono in grado di darti una risposta.
Ma ho fatto qualche riflessione sul trasporto ferroviario mentre viaggiavo in treno questo pomeriggio, per andare ad un corso di formazione.
La risposta non è banale e richiede più di una riflessione.
Il primo ostacolo che ci troviamo davanti è capire come misurare la prestazione. Contiamo gli eventi negativi? Contiamo le persone coinvolte indipendentemente dall’entità del danno, considerando una vittima come una persona che ha subito solamente lesioni lievi?
Contiamo gli eventi in valore assoluto? Li rapportiamo alla distanza? O forse alle fermate? O al numero di persone effettivamente presenti?
Sicuramente le varie compagnie ferroviarie (sia in Italia che all’estero) avranno i loro metodi di calcolo, ma ognuno di questi è un modello.
Questo semplifica la realtà per aiutarci a fare dei confronti, ma non potrà mai essere uguale alla realtà. E quando cambiamo le regole del modello, anche i risultati saranno diversi.
È la solita questione: maltrattando i dati a sufficienza riusciamo a farci dire quello che vogliamo.
E in genere la tentazione di maltrattarli aumenta se in ballo ci sono obiettivi da raggiungere e premi da portare a casa.
Ma la domanda ancora più importante è: “questi dati riescono a prevedere il futuro?”
In campo ferroviario non ho ancora indagato ma, in campo aeronautico, uno studio evidenzia che esiste una correlazione tra incidenti non gravi ed incidenti mortali. L’ aspetto più particolare è che la relazione è contraria a quanto l’istinto ci farebbe pensare.
Infatti lo studio afferma che maggiore è il numero di incidenti non gravi, minore è la possibilità di incidenti mortali. In altre parole, più i piloti fanno dei piccoli incidenti, maggiore è la probabilità di arrivare vivi a destinazione.
Se la cosa ti può sembrare strana, ti consiglio di andare su alla sezione “Letteratura” dove, insieme allo studio in questione, troverai altri spunti di lettura interessanti.